Piccola proposta di emendamento del comma 29

Posted on October 5, 2011 by

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Ho cominciato a scrivere questo post, sempre a titolo personale senza la pretesa di rappresentare nessuno, prima di cominciare a sentire voci di un accordo bipartisan di modifica dell’art. 29. Può darsi che sia già obsoleto ma lo pubblico lo stesso che tanto ormai lo avevo praticamente finito e mi scoccia tenermelo qua.

A seguito dello sciopero di Wikipedia (FAQ) il deputato del Popolo della Libertà Roberto Cassinelli, noto per la sua attenzione al “mondo di internet” ha promesso di cambiare il comma 29. Il problema è che se si tratta semplicemente di riproporre l’emendamento di cui parlava alcuni giorni fa sul suo blog le modifiche non sarebbero sufficienti.

Il passaggio incriminato del DDL intercettazioni attualmente inserirebbe il seguente comma all’interno dell’art. 8 della Legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa):

Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono.»

L’emendamento proposto da Cassinelli invece direbbe:

Per i contenuti pubblicati sulla rete internet, le dichiarazioni o le rettifiche sono inserite da colui che li ha personalmente pubblicati, o da altro soggetto che ne fa le veci, quando tecnicamente possibile, attraverso una nota e senza alcun commento, in calce al contenuto cui fanno riferimento, entro quarantotto ore dalla richiesta se il contenuto è pubblicato all’interno di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell’art. 5. In tutti gli altri casi, il termine è di dieci giorni e decorre dal momento in cui vi è, per il soggetto che ha pubblicato il contenuto, che agisce anche in forma anonima, conoscibilità della richiesta di rettifica, la quale non è valida se inoltrata con mezzi per i quali non sia possibile verificarne la ricezione da parte del destinatario. Non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti che, per la loro natura, sono destinati ad un limitato numero di utenti, oppure che si qualificano in concreto quali commenti, corredi o accessori di un diverso contenuto principale. Qualora, per ragioni tecniche, non gli sia possibile pubblicare una nota in calce al contenuto oggetto della richiesta di rettifica, colui che lo ha pubblicato indica all’autore della richiesta il recapito di altro soggetto avente la disponibilità tecnica di procedervi, oppure pubblica la nota con la stessa visibilità e le stesse caratteristiche grafiche del contenuto a cui si riferisce.

Si tratterebbe certamente di un miglioramento rispetto al testo originale, ma continua a non convincermi.

C’è innanzitutto un problema di fondo: si vuole trattare all’interno della legge sulla stampa: la proposta tenta di differenziare fra testate online e altri siti ma questo la rende per forza di cose abbastanza contorta (e avere leggi contorte significa problemi applicativi).

Ci sono poi alcuni problemi più specifici. Alcuni riguardano tutti (non solo Wikipedia ma anche i blog): la dichiarazione o rettifica deve essere pubblicata “senza alcun commento” e non è possibile entrare nel merito dell’obiezione. Un altro non riguarda tanto i blog ma solo Wikipedia (e siti “analoghi”): mi riferisco alla questione della “stessa visibilità”. Per un blog infatti è abbastanza chiaro come ci si debba comportare (per quanto la cosa possa avere conseguenze assurde, come mostra chiaramente Metilparaben). Ma con un’enciclopedia? Possiamo immaginare cose del genere ([1] è da intendersi come una nota che rimanda a una fonte autorevole a sostegno l’affermazione):

Niccolò Caranti è stato condannato dal Tribunale di Milano per essere un gran puzzone.[1] In data 5 ottobre 2011 Niccolò Caranti ha inviato la seguente rettifica: “Non è vero che il Tribunale di Milano mi ha condannato e comunque non è colpa mia se mi avevano costretto a mangiare mezzo chilo di puzzone di Moena.”

Ricordo che a quanto si capisce dalla norma non sarebbe possibile aggiungere una cosa del tipo:

In realtà è proprio vero che è stato condannato, e secondo la sentenza Caranti ha mangiato il mezzo chilo di puzzone in modo totalmente volontario, anzi, l’ha pure tolto di bocca ad altri.[1]

Capite perché il comunicato dice che la norma rischia di compromettere “neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti”?

Mi permetto di fare quindi una mia personalissima proposta. Al posto del testo incriminato una cosa tipo questa:

Per i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

Ora qualcuno potrebbe obiettare: ma in questo modo chi venisse diffamato da siti che non sono testate giornalistiche non rimarrebbe senza tutela? Sbagliato, come ricorda il famoso comunicato:

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Ma, si potrebbe dire: in questo modo una persona diffamata dovrebbe aspettare il termine di un procedimento penale per vedersi tutelata! Sbagliato pure questo. Rimarrebbe più che possibile contattare chi di dovere per segnalare un errore, e, come chi conosce un po’ la realtà del web ben sa, nella maggior parte dei casi basterebbe questo senza obblighi di rettifiche o altro. Nel caso di Wikipedia poi è ancora più facile perché stando attenti a un paio di cose anche il diretto interessato può fare la correzione, senza bisogno di chiedere a nessuno. E inoltre ricordo, si può rispondere a un sito anche su un altro sito.

Quindi secondo me non servirebbe nessuna norma specifica per blog e altri siti che non sono testate giornalistiche. Anzi, sapete che vi dico? Questa è un po’ una provocazione forse, ma una norma per me servirebbe, ma dovrebbe porre uno “schermo” alla querele per diffamazione, e non aggiungere rischi di multa per mancate rettifiche. Magari non in tutti i casi, certo, ma potrebbe trattarsi di una cosa del genere:

Il reato non è punibile se a seguito di segnalazione del diffamato l’autore [o chi per lui] ponga fine al danno alla diffamazione.

Chiedo troppo? Forse, ma sarebbe una norma che aumenterebbe e non diminuirebbe la libertà di espressione, e che andrebbe nel verso di prendere atto di come vanno le cose nella realtà, come spesso fanno le leggi migliori.

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