Kate, Ada e il gender gap su Wikipedia

Posted on July 22, 2012 by

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Durante Wikimania 2012, la conferenza dei progetti della Wikimedia Foundation, si è molto parlato di gender gap.

Secondo i dati più recenti, solo il 9% degli editori sarebbe di sesso femminile: considerato che la popolazione mondiale è un 50-50 appare evidente l’esistenza di un forte sbilanciamento.

Jimmy Wales ha citato il caso dell’articolo sull’abito nuziale di Kate Middleton come esempio delle conseguenze del gender gap sull’enciclopedia: proposto per la cancellazione appena dopo la sua stesura (ma poi salvato e ora disponibile su en.wikipedia), è uno dei tanti argomenti tradizionalmente collegati alla sfera d’interesse femminile che fatica a trovare posto su Wikipedia.

Da ciò emergono le due facce del gender gap: quella della partecipazione e quella dei contenuti.

Ma perché le donne non editano Wikipedia? Sue Gardner, il direttore esecutivo della Wikimedia Foundation, scriveva nel febbraio scorso  un articolo sul suo blog dal titolo “nove ragioni per cui le donne non editano Wikipedia”, realizzato dalla raccolta di testimonianze di donne, wikipediane e non.

Dall’articolo emerge che la maggior parte delle motivazioni sono le stesse espresse da utenti uomini (come la difficoltà nell’utilizzo dell’interfaccia di editing, la non voglia di discutere, la mancanza di tempo), e dai discorsi fatti con altre donne durante Wikimania si capisce che del vestito di Kate Middleton non se ne faccia una questione di vita o di morte.

Più che a Kate, pensiamo ad Ada: Ada Lovelace, figlia del poeta inglese Lord Byron e creatrice di quello che si può considerare il primo programma per computer.

Una delle strade possibili per chiudere il gender gap parte da noi donne stesse: il programma di editing su Wikipedia sembra difficile? Impariamo comunque a usarlo. Ci sentiamo intimorite dalle discussioni? Stringiamo i denti e andiamo avanti. Non abbiamo tempo? Lasciamo i piatti sporchi al nostro fidanzato/marito e andiamo a editare Wikipedia.

Ada Lovelace si occupava di matematica nel 1800 e andava anche ai balli di corte: se l’ha fatto lei nel XIX secolo, possiamo farlo anche noi nel 2000.

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