Caro Philip Roth, ha ragione Wikipedia

Posted on September 9, 2012 by

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Due giorni fa il New Yorker ha pubblicato una lettera aperta a Wikipedia del romanziere Philip Roth, che ha ormai fatto il giro del mondo. In Italia ad esempio ne hanno scritto Il Post, Il Giornale e Il Messaggero.

Più che rispondere ad ogni inesattezza negli articoli che trattano la vicenda mi interessa per prima cosa ricostruire i fatti, spiegarne il senso e dire qual è l’errore di fondo nel discorso di Roth.

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Philip Roth è un famosissimo scrittore americano. Uno dei suoi romanzi più famosi è La macchia umana (The Human Stain), la storia di un accademico afro-americano che si è sempre finto bianco (i dettagli non ci interessano in questa sede). Ovviamente su Wikipedia c’è una voce sul romanzo, e a quanto pare c’era in essa una cosa che all’autore non andava giù.

La prima modifica riferibile a Roth dovrebbe essere questa:


[clicca sull’immagine per ingrandire]

Come potete vedere è stato rimosso questo paragrafo:

Salon.com critic Charles Taylor argues that Roth had to have been at least partly inspired by the case of Anatole Broyard, a literary critic who, like the protagonist of The Human Stain, was a man identified as Creole who spent his entire professional life more-or-less as white.[1] Roth states there is no connection, as he did not know Broyard had any black ancestry until an article published months after he had started writing his novel.[2]

E nell’oggetto della modifica si legge:

I have removed the reference to Anatole Broyard, at Philip Roth’s insistence. I am his biographer.

La modifica viene rapidamente annullata, ma il biografo di Roth (non Roth stesso, come mi pare abbiano scritto diversi giornali) torna a rimuovere il paragrafo scrivendo:

Once again, I removed the reference to Anatole Broyard. It is wholly inaccurate and therefore pointless. I am Roth’s biographer, and have removed it at his request.

Ma proprio qua è il punto. In quel paragrafo non c’era proprio niente di sbagliato. Non si diceva “Roth si è ispirato a Anatole Broyard” ma “Secondo Tizio Roth si è probabilmente ispirato a Anatole Broyard, ma Roth ha detto che non è vero.”

Ditemelo voi: cosa c’è di errato? Ma andiamo avanti con i fatti. vi darò la mia spiegazione/intepretazione alla fine.

Lo stesso giorno un utente ha lavorato alla voce e alla fine la parte in cui si parlava dell’ispirazione risultava così:

[Michiko Kakutani] said,

“This premise seems to have been inspired by the life story of Anatole Broyard — a critic for ‘The New York Times’ who died in 1990 — at least as recounted by Henry Louis Gates Jr. in his 1997 book ’13 Ways of Looking at a Black Man.’ But when stripped of its racial overtones, Roth’s book echoes a story he has told in novel after novel. Indeed, it closely parallels the story of Nathan Zuckerman, himself another dutiful, middle-class boy from New Jersey who rebelled against his family and found himself exiled, “unbound” as it were, from his roots.”[2]

Kakutani and other critics were struck by the parallels to the life of Anatole Broyard, a writer and the New York Times literary critic in the 1950s and 1960s who was of Louisiana Creole mixed-race descent and passed for white.[4][5][6]
Roth said that he had not learned about Broyard’s ancestry until after starting to write this novel.[7]

Visto che in molti articoli sulla questione si fa pesare il fatto che Philip Roth ha vinto un Pulitzer io faccio notare che lo ha vinto anche Michiko Kakutani, il critico letterario citato.

La voce non ha avuto altre modifiche finché non è apparsa la lettera aperta di Philipo Roth. In questo momento c’è una sezione dedicata all’ispirazione del romanzo in cui si riporta un passaggio della lettera e si spiega che questa è apparsa successivamente al tentativo (fallito) di modificare la voce di Wikipedia. Vengono riportati anche altri critici letterari che sostenevano che Roth doveva essersi ispirato a Broyard.

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Philip Roth scrive anche che in una lettera datata 25 agosto (che rispondeva a una lettera inviata da qualcuno per conto di Roth, non è chiarissimo a chi fosse indirizzata) un amministratore di Wikipedia in inglese (Roth in realtà scrive “the … Admistrator” ma avrebbe dovuto dire “an … Administrator” perché sono più d’uno) ha affermato che Roth non è una fonte “credibile” e la parola ha fatto il giro del mondo. Lo dico chiaramente: se la parola è stata usata è stata un grave errore.

Io sono assolutamente d’accordo col fatto che finché Roth o il suo biografo scrivono una cosa nell’oggetto di una modifica oppure in una email privata non la si possa riportare nella voce, ma il problema non è di “credibilità”, ma di “verificabilità” (in inglese verifiability). Si tratta di un principio molto importante di Wikipedia:

La caratteristica principale per l’inclusione di un’informazione in Wikipedia è la sua verificabilità. “Verificabile” significa che chiunque può controllare quanto legge, ovvero verificare se quanto afferma il contributo è già stato realmente pubblicato da una fonte attendibile.
Verificabilità non significa verità: un’informazione verificabile può anche essere falsa, un’informazione non verificabile può anche essere vera. Tuttavia in genere la verificabilità è un buon criterio di verosimiglianza di un’informazione.
Per questo motivo, si invitano gli utenti a scrivere voci che non contengano ricerche originali. Per rendere il testo facilmente verificabile è necessario, quindi, citare le fonti, […]

Già mi immagino le grida: “A Wikipedia non interessa nulla della verità!” No attenzione, non è questo il punto. Il punto è che ci rendiamo conto che la verità non è necessariamente alla nostra portata. Se qualcuno scrivesse su Wikipedia che il tal politico gli ha detto che non è vero che è nato a Roma come c’è scritto su Wikipedia e come hanno sempre scritto tutti i giornali, ma che in realtà è nato a Milano, cosa dovremmo fare? E se un utente su Wikipedia dicesse di essere il tal politico? Gli altri dovrebbero semplicemente fidarsi che è vero che è lui e che è vero quello che dice?

Su Wikipedia è stata fatta una scelta diversa. Abbiamo deciso che ci servono delle fonti, e soprattutto queste fonti devono essere già state pubblicate da qualche parte. In questo modo ci assicuriamo che chiunque possa controllare se è vero o meno che una fonte dice una certa cosa e, a seconda della fonte, che sia già stato fatto un controllo sulla veridicità dell’informazione. Ovviamente questo non è sufficiente a risolvere tutti i problemi: una determinata fonte è attendibile o meno? e se due fonti non sono d’accordo? diamo ragione a una delle due oppure le citiamo entrambe senza prendere posizione? E avanti così.

Ma torniamo al caso da cui siamo partiti. In questo caso il punto è che se diversi autorevoli critici letterari affermano una certa cosa (“Roth deve essersi ispirato a Broyard”) e su Wikipedia viene riportata questa affermazione, Roth non dovrebbe prendersela con Broyard, ma con i critici letterari! E se fra questi critici letterari ce ne sono alcuni di autorevoli Roth non può pretendere che non si faccia alcun riferimento a quello che dicono, anche se lui ha detto che quello che dicono non è vero.

Fra l’altro, una cosa positiva di questa vicenda è che proprio nella lettera aperta Roth ha spiegato qual è la vera fonte d’ispirazione per il suo romanzo, non Broyard ma il sociologo Melvin Tumin (il link porta al necrologio sul New York Times perché attualmente non c’è una voce su di lui, ma potrei scommettere sul fatto che presto ci sarà).

Posted in: rassegna stampa